MODA SOSTENIBILE. PERCHÉ DOBBIAMO CAMBIARE?

Dalla mobilità elettrica a Greta Thunberg, il tema della sostenibilità è ormai sempre più ricorrente. In particolare, nasce il desiderio di agire nell’interesse del pianeta anche attraverso la moda. È in questo contesto che avrai sicuramente sentito parlare di moda e abbigliamento sostenibile come alternativa alla fast fashion.

L’INDUSTRIA DELLA MODA DIVENTA SOSTENIBILE

Malgrado per molte aziende sia una pura strategia di marketing, la sostenibilità nel settore della moda non deve essere percepita come una tendenza. Si tratta, infatti, di un cambiamento necessario per affrontare con urgenza una situazione diventata ormai drammatica.

L’impatto ambientale dell’industria della moda

Il settore dell’abbigliamento ha registrato una crescita enorme negli ultimi anni: il numero di capi acquistati per persona tra il 2000 e il 2014 è aumentato di circa il 60%. Allo stesso tempo però la durata di vita degli indumenti si è dimezzata. Questo ha comportato conseguenze terribili, non solo per l’ambiente, ma anche per molte delle persone coinvolte nella produzione.

Da un punto di vista ambientale, l’industria della moda contribuisce a circa il 10% delle emissioni globali di gas serra. Con le sue lunghe catene di distribuzione e produzione, il settore dell’abbigliamento consuma più energia di quello dell’aviazione e delle spedizioni messi insieme. È per questo che abbiamo bisogno di intervenire per contrastare il modello che ha guidato il settore della moda negli ultimi anni.

Aiutare l’ambiente, ma a quale costo?

La scelta di adottare stili di vita sostenibili comporta spesso sacrifici e compromessi. Nonostante le persone siano sempre più sensibili a questo tema, l’idea di dover cambiare abitudini le scoraggia spesso a impegnarsi. In R3UNITE pensiamo però che si possa sostenere l’etica e la sostenibilità senza sacrificare nulla. I nostri capi sono infatti sostenibili e al tempo stesso “stilosi”, disegnati in maniera autentica traendo ispirazione dalla cultura cittadina. La città è il nostro luogo e, in qualità di cittadini urbani, non vogliamo rinunciare allo stile di vita e alle comodità che questa ci offre.

IL PROBLEMA DELLA FAST FASHION

La fast fashion è un modello di business basato sulla rapida produzione di abbigliamento a basso costo per soddisfare le ultime tendenze. Numerosi i marchi che hanno avuto successo scegliendo questa strada. Se da un lato questi brand hanno permesso al grande pubblico di accedere ad abiti alla moda a prezzi contenuti, dall’altro hanno comportato grandi cambiamenti nel comportamento dei consumatori. L’opinione pubblica è stata infatti portata a credere che un indumento è “vecchio” dopo averlo indossato solo poche volte.

L’incremento di consumi causato dall’industria della moda ha numerose ripercussioni. Vedremo qui di seguito solo alcuni degli effetti che questo ha avuto sia sull’ambiente che sulla società.

L’incremento degli sprechi

La produzione su larga scala e la bassa qualità dei capi sono tra le maggiori cause di spreco. Gli abiti prodotti dalle aziende che adottano questo modello, infatti, sono caratterizzati da prezzi economici e durata limitata. Nati per soddisfare le ultime tendenze, questi indumenti vengono considerati fuori moda con l’arrivo della nuova stagione. Per questa ragione, un’enorme quantità di indumenti viene gettata ogni anno. Per dare un numero, 10,46 milioni di tonnellate di vestiti sono finiti nelle discariche degli Stati Uniti nel 2014.

L’aumento dell’inquinamento

Oltre che dai rifiuti, l’inquinamento dipende soprattutto dai materiali di produzione degli indumenti.
Il cotone, per esempio, si trova nel 40% di tutti i vestiti ed è una coltura ad alta intensità d’acqua. Anche se solo il 2,4% del terreno agricolo mondiale è coltivato a cotone, in esso viene impiegato quasi il 10% di tutti i prodotti chimici agricoli e il 25% dei pesticidi. La fast fashion si basa, infatti, su coltivazioni che fanno largo uso di prodotti chimici altamente inquinanti. Se non correttamente smaltiti, questi prodotti sono molto rischiosi per l’ambiente.
Le fibre sintetiche come il poliestere e il nylon, invece, si trovano nel 72% degli indumenti e la loro produzione genera emissioni di gas serra.
Se il cotone ha ripercussioni sull’uso della terra e dell’acqua, le fibre sintetiche le hanno sul cambiamento climatico e l’uso di combustibili fossili.

La crescita dello sfruttamento della manodopera

Per tagliare i costi di produzione, le aziende hanno puntato ai paesi economicamente in via di sviluppo. Qui il costo della manodopera è più basso e le leggi che la regolano più permissive. Tra le aziende che hanno visto un’opportunità in queste aree geografiche, le imprese tessili. Spesso protagoniste di scandali sulle condizioni di lavoro, queste industrie hanno spesso dimostrato un totale disinteresse per la salute dei propri dipendenti. Tra i problemi registrati più di frequente: assenza di misure di sicurezza, salari bassi, episodi di violenza e lavoro minorile.

MODA SOSTENIBILE, ETICA E SLOW FASHION: FACCIAMO CHIAREZZA

Il modello della fast fashion è ancora predominante ma alcune aziende del mondo della moda sembrano iniziare a volerlo contrastare. A dimostrarlo, la nascita di marchi di abbigliamento sostenibile e l’apertura di aziende note a rivedere la propria offerta in ottica green.

Ci sono diversi tipi di sostenibilità nella moda e le aziende che vogliono investire in essa possono seguire diversi approcci. Parliamo qui di moda sostenibile e moda etica. Se da un lato entrambe massimizzano i benefici per l’industria della moda e la società, dall’altro minimizzano il loro impatto ambientale e sociale. Benché simili, i due concetti evidenziano interessi diversi:

  • Moda sostenibile. Legata all’ambiente, la moda sostenibile si concentra sul ridurre l’impatto ambientale che la produzione di capi comporta. Questo significa evitare l’uso di pesticidi e insetticidi favorendo metodi organici. Sempre per ridurre il proprio impatto ambientale, viene incentivato l’uso di materiali alternativi o riciclati sia nella fabbricazione dei capi che nel loro imballaggio. Inoltre, il loro impegno passa anche dall’attenzione per le acque di scarico e l’uso di energia. Infine, in maniera attiva, la moda sostenibile può supportare progetti ambientali.
  • Moda etica. A differenza della moda sostenibile, l’interesse qui è rivolto alle persone. Chi segue questo tipo di moda considera l’origine geografica dei capi, le condizioni di lavoro delle aziende in cui vengono prodotti e l’inclusività del messaggio che vuole veicolare il brand. Infine, la moda etica può essere coinvolta in iniziative benefiche o sostenere le comunità locali.

Più in generale, il termine slow fashion si contrappone alla fast fashion. Questo modello di business combatte la produzione eccessiva, le catene di distribuzione troppo complesse e il consumo smisurato. Valori condivisi sia da un approccio sia sostenibile che etico.

COME SOSTENERE LA MODA SOSTENIBILE E COSA POSSIAMO FARE

Come avrai capito, la sostenibilità al 100% è impossibile nella produzione industriale della moda. Pensa solo al fatto che lavando i vestiti, attraverso le acque di scarico, rilasciamo microfibre che arrivano nei nostri mari. Se vuoi però sapere come supportare la moda sostenibile, ecco qualche consiglio:

  1. Compra meno. Se sei vittima della fast fashion, cerca di acquistare meno capi e di farli durare più a lungo.
  2. Compra sostenibile. Le aziende adottano standard di sostenibilità spesso poco chiari. Ne consegue che è difficile per il consumatore capire se un capo è davvero prodotto in modo sostenibile o meno. Essere informati è una soluzione ma non sempre è possibile esserlo. Tieni presente che probabilmente meno trasparente è un’azienda, meno sostenibile sarà. Ad aiutarci a capirlo anche il costo: se una maglietta costa 5 euro, quasi certamente non sarà sostenibile.
  3. Compra di seconda mano. Scegliere di comprare vestiti vintage o di seconda mano è per ovvie ragioni una scelta sostenibile. Così facendo si evita l’acquisto di un nuovo capo e il consumo di energia che la sua produzione ne comporterebbe. Comprando abiti di seconda mano darai una nuova vita a vestiti che altrimenti sarebbero stati gettati.
  4. Compra locale. L’acquisto di capi prodotti localmente aiuta sicuramente l’economia del posto. Non da sottovalutare il fatto che, in questo caso, è probabile che si conosca l’azienda produttrice e le sue condizioni di lavoro. In questo modo, eviterai anche il trasporto di vestiti che è responsabile di parte delle emissioni di sostanze tossiche e inquinanti per l’ambiente.

COME CAMBIARE CON R3UNITE

R3UNITE è un marchio di moda streetwear che ha come valore fondamentale la sostenibilità. Un concetto che si ritrova nelle nostre collezioni che, realizzate con materiali il più sostenibile possibili, finanziano progetti sociali o ambientali. Abbiamo una missione: rendere il mondo un posto migliore attraverso i nostri capi. Sia per l’ambiente che per le persone.